Le parole da non usare MAI

7 parole da non usare MAI – Parte II

Come già anticipato nel precedente articolo, ci sono 7 parole che non devi usare mai! Devi infatti imparare ad usare le parole giuste nella comunicazione, in ogni contesto.

Dopo avervi spiegato le prime 3 parole “pericolose” da usare con grande accortezza ecco ora le ultime 4 parole da non usare mai:

4 “PROVARE”
Il verbo “provare” è davvero subdolo, perché spesso nasconde un meccanismo pericoloso di cui abbiamo già parlato nel capitolo dedicato alla Leadership: la procrastinazione, cioè rimandare l’azione. “Provi a fare questa cosa per me?” è una domanda che ha già in sé il germe del fallimento, perché contiene già una scusa:
“Ci ho provato, ma non ci sono riuscito”. Un po’ come “proverò a smettere di fumare”.
Le cose o le fai o non le fai!
Se qualcuno ti dice “Dai, ci proverò”, chiedigli: “Quindi? Lo farai o no?” e fatti dire sì o no. Vedrai che sarà molto più probabile che lo faccia per davvero.

5. “SPERARE”
Ecco una parola che crea un’attesa, forse di un miracolo.
Predispone quindi al non agire: “Spero di farcela” equivale ad avere già la scusa in tasca per non avercela fatta! Elimina questa parola dal tuo vocabolario.
Fare o non fare, il resto sono solo scuse. C’è anche un’altra accezione del termine “sperare” che va tenuta in considerazione: la parola speranza ha una base logica che ci proietta nel domani! il termine Speranza dal latino spes, deriva dalla parola greca
elpìs, dal significato originario DESIDERIO. Ora, poichè nessuno desidera il male di sé, la speranza fin dai tempi antichi significa “Proiettarsi Verso il Bene”. Quindi, in questa seconda accezione, potremmo dire che sperare è quasi una necessità biologica per l’individuo, derivante dall’imperativo della sopravvivenza.
Chiaramente, era importante, per noi e per il business, distinguere la prima delle due accezioni per non cadere nella trappola dell’attesa a fondo perduto!

Le parole da non usare MAI

6. “NON POSSO”
Quando dici “non posso” o “non riesco”, fai un’affermazione che non dà spazio a repliche. Per esempio: non riesco a parlare in pubblico serena mente, non posso cambiare, non posso dimagrire, non riesco a fare sport eccetera. Quale immagine appare nella tua mente, quando dici “non posso fare” quella cosa? Nota se è a colori o in bianco nero, nota se è in movimento o ferma, nota se è un’immagine fredda o calda, nota cosa accade. Fermati 10 secondi e osserva.
L’hai presente? Ora nota cosa accade se aggiungi la parola “ancora”.

7. “ANCORA”
“Non riesco a raggiungere il mio peso ideale di 80 kg, ancora”. Hai notato cosa cambia rispetto all’immagine di prima? È come se tu definissi un tempo! …migliora, vero? Adesso aggiungi: cosa accadrebbe se riuscissi a fare quella cosa? Osserva l’immagine che si forma nella tua mente …e nota quanto migliora ancora.
Adesso aggiungi: cosa accadrà quando lo avrò fatto? Nota l’immagine e migliorerà nettamente. La parola “ancora” è davvero possibilista. Impara a
inserirla nel tuo linguaggio! Impara anche a far sì che i tuoi uomini la utilizzino per riempirsi di “possibilità che le cose avvengano”.

Ora che conosci tutte le 7 parole da non usare MAI (o da usare veramente poco) puoi allenarti nel tuo linguaggio con le persone e vedere fin da subito i cambiamenti! Mi raccomando, tienimi informato…


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La leadership direttiva

Che cos’è la leadership direttiva

Per capire che cos’è la leadership direttiva si può partire da una domanda: ”

Cosa serve per essere un buon capo?

Dopo aver parlato della  La leadership emozionale, ora arriviamo a quella direzionale dove bisogna dimostrare anche con i fatti di essere una guida! Come si fa?Mantenendo tutta la squadra di lavoro unita verso un’unica, chiara direzione. Attenzione! Questo non vuol dire trattare severamente o con durezza chi lavora con te, ma attuare dei comportamenti che rafforzano nei tuoi Collaboratori la percezione della tua autorevolezza.

I 5 segreti della Leadership direttiva

  1. PRODUCI CERTEZZE 

Immagina di essere su un aereo e che il pilota esca dalla cabina di pilotaggio per chiedere la tua opinione su come dovrebbe portare il velivolo. Come ti sentiresti? Ti sentiresti rassicurato? O innervosito? Avresti fiducia in quel pilota?

Quando sei tu al comando, le persone che sono con te hanno bisogno di sapere che, qualunque cosa succeda, tu saprai sempre qual è la decisione giusta da prendere. Hanno bisogno di credere in te. Quindi, dai sempre la percezione di avere tutto sotto controllo. Mostra di tenere in considerazione le opinioni dei tuoi Collaboratori e il loro contributo, ma assumiti la responsabilità delle decisioni finali. Questo non vuol dire che non ti confronti mai con i tuoi Collaboratori, al contrario! La cosa importante di produrre certezze è che i tuoi possano avere un riferimento da seguire!

La leadership direttiva

2) FA’ RIMPROVERI VELOCI (qualcuno li chiama “sgridate da un minuto”)

Lo scopo del rimprovero da un minuto è eliminare il comportamento sbagliato alla base del problema, salvaguardando la persona. Se il Collaboratore commette qualche errore rilevante, prima verifica i fatti, senza mai basarti su quello che dicono gli altri. Sforzati di accertare cos’è veramente successo e fino ad allora sii imparziale, senza prendere le difese di uno o dell’altro. Quando hai accertato l’errore, prendi da parte la persona che lo ha commesso, guardala negli occhi e riferiscile per filo e per segno cos’ha sbagliato. 

Falle sapere come ti senti, cosa provi: se sei arrabbiato, frustrato, deluso o altro. Resta in silenzio per qualche secondo, in modo che quanto hai detto sia capito e interiorizzato. Poi, puoi dire una frase simile: “So quanto sei competente di solito e so benissimo che un errore simile non è da te… so anche che è ben chiaro che un errore simile non ti azzarderai più a farlo. Ciò che hai fatto mi ha fatto arrabbiare/mi ha reso frustrato ecc”.

Il rimprovero va dato subito dopo aver commesso l’errore! Solo così il responsabile non potrà cavarsela accampando varie scuse. Ricorda che il richiamo alla disciplina deve seguire immediatamente il comportamento sbagliato, altrimenti non serve a influenzare il comportamento futuro! Ricorda: attacca solo il comportamento, mai la persona. Per esempio, non devi dire “tu sei un…”, ma: “Il tuo atteggiamento nel fare quella cosa in quella situazione…”.

3) FA’ LODI VELOCI 

Fai sapere subito e in termini chiari se il tuo Collaboratore sta lavorando bene. Non aver paura di esprimere una lode, un complimento non darà al Collaboratore il pretesto per chiederti più soldi, ma gli darà la motivazione per fare di più e meglio, realizzando il proprio massimo potenziale. Su questo argomento ti invito a leggere anche l’articolo “Come gestire al meglio i collaboratori”

4) DA’ OBIETTIVI VELOCI 

Specifica sempre molto bene cosa c’è da fare, qual è il compito che ti aspetti il tuo Collaboratore porti a termine e quali sono le sue responsabilità e i suoi obiettiviScrivi le cose su un unico foglio di carta, in modo da essere sicuro che non possano esserci fraintendimenti. Se puoi, appendi quel foglio ben in vista o almeno assicurati di averlo a disposizione quando serve. Periodicamente, incontralo per verificare insieme a lui i progressi compiuti.


Sei pronto a mettere in pratica questi 4 punti fondamentali? Se lo farai eliminerai alla radice tantissimi problemi!

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Come usare l'assertività

L’importanza dell’assertività

Assertività è una parola difficile, e lo è anche nella messa in pratica nel quotidiano. Essere assertivi non significa solo “farsi rispettare a tutti i costi” come molti pensano, infatti bisogna prima conoscerla e poi imparare ad utilizzarla, al momento giusto.

Come usare l’assertività in azienda

Quando ti sai confrontare con gli altri, quando fai rispettare i tuoi confini, i tuoi bisogni e la tua volontà –  senza diventare arrogante – allora sei assertivo.

Attenzione però: se alzi il tono della voce, ti agiti, non sai stare fermo con le mani e con il corpo, se non sei calmo e concentrato allora devi ancora lavorarci un bel pò!

L’assertività funziona solo quando:

  • non stai calpestando gli altri con le parole o con le azioni
  • quando sei calmo e fermo
  • quando non li stai aggredendo per far valere le tue ragioni a tutti i costi

funziona quando accompagni chi hai davanti verso la tua volontà con equilibrio, calma e fermezza. Gestire le persone è davvero un gioco sottile di equilibri, in cui solo poche persone riescono!

Come usare l'assertività

Prima di essere assertivo devi essere autorevole

Come leader potrai veramente far funzionare l’assertività con le altre persone del tuo team solo se esse riconoscono la tua autorevolezza e competenza. Infatti difficilmente potrai proporre (proporre NON IMPORRE) le tue idee sugli altri se prima non hai guadagnato la fiducia delle persone che ti circondano.. non è così?

Il percorso verso l’assertività è quindi lungo e ricco di pericoli, in primis quello di passare per arrogante e prepotente anziché sembrare fermo, autorevole e competente. Quindi il mio consiglio di oggi è: allenati all’assertività e usala solo quando è necessaria. 😉


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paura-di-essere-criticato

La paura di essere criticato


Mistificare significa alterare la realtà a tuo vantaggio per ottenere, agli occhi degli altri, un’immagine Socialmente accettabile. La mistificazione nasce principalmente dalla paura di essere criticato, dalla voglia di farsi belli agli occhi di tutti. Per esempio, quando identifichi ed evidenzi i difetti degli altri per difendere la tua posizione, per liberarti dal senso di colpa nascondi a te stesso la tua azione non etica. Con la critica demolisci gli altri per nascondere a te stesso il fatto che stai compiendo una cattiva azione. Quando le persone sono critiche nei tuoi confronti, sei portato a pensare che tu hai fatto qualcosa di sbagliato, ma sono loro per prime che hanno mancato verso di te.

Se hai paura delle critiche non puoi crescere

Ad esempio, quando un vigile ci fa la multa nel parcheggio perché ci è scaduto il parchimetro o perché l’auto è fuori dalle righe, come reagiamo?

Molti di noi offendono quella persona che sta solo svolgendo il proprio lavoro. È lui da criticare e offendere? O siamo noi nel torto per aver violato una norma del codice stradale come non aver pagato il parcheggio o aver messo l’auto in divieto di sosta?

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L’esempio dimostra che spesso, quando critichiamo, anche aspramente, siamo noi i primi ad aver torto. Il criticismo eccessivo dipende da azioni non etiche commesse in precedenza. Spesso e volentieri, siamo critici perché omettiamo di comunicare qualcosa che non ci sta bene e su cui dovremmo confrontarci subito, con qualcuno che conosciamo.

Quindi se mentre sei critico pensi “Ma io non ho fatto nulla, è lui che…” probabilmente la prima cosa che hai fatto è stata proprio quella di non comunicare con l’interessato appena nasceva la cosa, così da risolverla.

Il mio consiglio? Usa la SINCERITA’

La sincerità è la capacità di andare fino in fondo, di srotolare tutta la matassa. Quando vorresti attaccare o criticare qualcuno, sforzati di capire da dove nasce questo impulso: stai mistificando? Hai messo tu l’auto di traverso e te la stai prendendo col vigile?

So che i miei consigli non sono facili da mettere in pratica ma ti garantisco che se ti allenerai in queste buone pratiche ogni giorno cambieranno molte cose nella tua vita, non solo nel lavoro.


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Le azioni non etiche provocano ansia

stati d'ansia sul lavoroSupponiamo che tu stia andando a un seminario sulla salute. Sei in auto e nel parcheggio, durante una manovra, urti un’auto ferma, provocando un danno importante. Siccome non c’è nessuno a bordo del veicolo, ti allontani in cerca di un altro posto in cui parcheggiare.

Entrando al corso, nella pausa caffè un corsista, che non conosci, si lamenta del danno subito dalla sua auto nel parcheggio, per colpa di qualcuno che non ha nemmeno lasciato il proprio contatto. Che coincidenza, eh?

Le azioni non etiche… portano all’ansia

Come ci rimarresti tu, che gli hai provocato il danno? Ecco che arriva l’ansia, che ti distrae e compromette la tua performance al corso. Durante il seminario, quello che ha subito il danno ti fissa, o almeno a te sembra così, e pensi: mi ha beccato! E sale l’ansia!

A lezione, il formatore assegna un esercizio e vi accoppia: come ti comporterai? Sarai naturale e spontaneo? O quasi totalmente concentrato su come non farti scoprire? Le tue energie andranno in quella direzione, perdendo le tue abilità.

In presenza di un’azione non etica nascosta, avrai difficoltà a essere efficace anche con gli altri. Durante il pomeriggio, un altro corsista del seminario ti fissa e pensi: mi ha visto anche lui! L’ansia cresce ancora di più!

Quando commetti un’azione non etica, il tuo obiettivo diventa non farti scoprire.

La morale è che quando commetti un’azione non etica, proietti un’immagine di te che non è reale: una delle prime regole da seguire è assumerti la responsabilità delle tue azioni, affrontare lo sbaglio e le sue conseguenze. Subito! O almeno, appena metabolizzi la cosa.

Avere un comportamento etico non è solo moralmente giusto: è anche proficuo, perché ti permette di concentrarti su ciò che è davvero importante, cioè produrre risultati.

Il mio consiglio su come affrontare il problema

Sii responsabile e affronta i tuoi compiti, non sfuggirgli. Fai una lista dei tuoi doveri e di quelli dei tuoi Soci e/o Collaboratori. Sforzati di metterci tutte le responsabilità, anche quelle che in teoria daresti per scontate. Tipo, chiudere a chiave l’ufficio quando si esce per ultimi. Sembra una sciocchezza, ma l’esperienza insegna che è meglio non dare nulla per scontato.


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